21.3.08

Tibet e Alitalia nella campagna elettorale italiana


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Le notizie che la politica italiana sta cavalcando sono più che altro queste per l'Alitalia, dopo che, finalmente, avevamo trovato qualcuno dispostto a comprarsela sembra che ritorni tutto in ballo: la Lega Nord ha i suoi bèi interessia a lasciare dove si trovano le migliaia di lavoratori di Malpensa: sono voti e il PdL non ha potuto far altro che alzare tutte le barricate possibili ed immaginabili contro questa cessione; Berlusconi è arrivato a dire forse una delle più grandi castronate di tutta la campagna elettorale di quest'anno, e che forse gli costerà veramente tanto in termini di credibilità. " C'è una cordata di imprenditori italiani pronta a comperare Alitalia": naturalmente nessuno potrebbe nè vorrebbe comprarla: è un elefante che perde milioni di euro al giorno, che ha accordi con Malpensa, e che solo con grandi tagli al personale e grandi aumenti di capitale potrà ripartire in qualche modo: rifiutare l'offerta Air France-Klm significa solo il fallimento dell'azienda e nuove tasse per Noi cittadini.
Tibet: il 'caso' Tibet sembra perfetto per questa campagna elettorale: basta fare delle accuse al governo cinese e ci si fa una bella figura, ma poi chiunque andrà a governare difficilmente potrà dire o fare altro, in quanto la Cina è un patner commeciale, un mercato che non ci possiamo permettere di perdere. La cosa veramente scandalosa è che nessuno dice, com'è la storia di questo paese: da 700 anni è sotto la dominazione cinese, ma ci ricordano solo che nel 1950 fu invasa dai comunisti, ma in effetti anche prima era della Cina, solo che aveva delle grandi autonomie come ora il trentino, autonomie che con la rivoluzione culturale sono finite. L'autonomia il Tibet l'aveva aquisita con uno dei Suoi primi Dalai lama: l'allora imperatore cinese per togliersi di torno i principi del posto diventati troppo potenti diede Miss Tibetampia autonomia al Dalai lama che oltre ad essere figura religiosa diventò una specie di governatore della provincia, tutto bene fra alti e bassi, finchè nel '50 MAO arrivò con la rivoluzione culturale e con tanti nuovi cittadini di etnia huan, proprio quelli cui ora il Dalai Lama vuole che non entrino più nel paese, in quanto stanno 'invadendo' il Tibet: Sono più ricchi e meglio istruiti e così prendono il posto dei tibetani buddisti nelle cariche più importanti . Bisogna considerare che il Tibet è circa il 25% dell'estensione della Cina, ma ha all'interno dei suoi confini solo il 0,03% della popolazione, con oltre un miliardo di abitanti non è pensabile che la Cina possa permettersi di perdere il potere decisionale di mandare lì la popolazione in esubero, se questo tipo di politica l'avesse fatta qualcun'altro si sarebbe gridato allo scandalo, ad una politica del medio evo, che non si possono chiudere le frontiere e usare il protezionismo contro il progresso, ma dato che la Cina tiene in pratica tutto l'occidente per 'le palle' avendo uno sviluppo del 10% annuo contro un occidente - America ed Europa - un periodo che ormai possiamo tranquillamente chiamare di nuovo 'stagflazione', se non addirittura 'recessione', allora ecco che si fa del tutto per sobillare il popolo Tibetano, vera vittima di questo scontro di interessi: preso fra due fuochi: quello della Cina in continuo progresso che ha bisogno di nuovi spazi e quello dell'Occidente che ha bisogno di nuova 'forza contrattuale' da mettere nel piatto della bilancia di contrattazioni mercantili.
sopra, Miss Tibet

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