12.9.08

"GUERRA AL TERRORE": LE VERE RAGIONI


Voglio scrivere questo articolo per tutti quegli internauti che ormai non credono più alla 'versione ufficiale' a quelli che ormai non sanno più a che credere da quel tragico 9/11 cioè dall'11 settembre 2001. Ormai la 'teoria della cospirazione' tra film , documentari e programmi televisivi è passata. Forse nella storia i parlerà della teoria della cospirazione come si parla dell'omicidio del presidente Kennedy: un complotto di Stato. Facendo questo si dimentica una cosa importante: si dimentica il patriottismo degli americani. Se all'italiano medio non devi toccare la nazionale di calcio all'americano medio non devi toccare il proprio patriottismo. E' una cosa molto difficile da far entrare nelle Nostre menti smailziate e disilluse quanto i cittadini americani amano l'america. Non dico che amano i propri rappresentanti, anzi, molti sono 'contro'ma addirittura chi è estremista, lì lo è per troppo patriottismo. Questo per dire che le teorie che si accavallano quest'anno, che si appigliano al fatto che le torri gemelle siano state preventivamente 'minate' prima del crollo: un crollo controllato, insomma e estremamente improbabile, se non assurda. Per fare un'operazione del genere ci vogliono parecchie persone specializzate che per un lungo lasso di tempo prima iniziano a 'segare' le colonne portanti e poi inseriscono le cariche di esplisivo; il tutto, naturalmente, in sicurezza.Per fare questa operaione avrebbero dovuti essere coinvolte decine di persone, se poi pensiamo anche algi attenttori, e a tutto quello che sostengolno le teorie della cospirazione ci sarebbero voluti almeno un centinaio di agenti, se poi andiamo avedere meglio ce ne sarebbero voluti altre centinaia, se consideriamo anche il terzo aereo, quello del Pentagono, e il quarto aereo, quello diretto alla Casa Bianca. Insomma 2-300 agenti che hanno giurato di difendere il Loro paee e che invece lo attaccano. Questo non stà nè in cielo nè in terra. Inoltre voglio farVi leggere questo (usate il traduttore a lato se non capite) ; è la testimonianza di un sopravvissuto all'attacco un ragazzo che all'epoca aveva 22 anni e stava facendo uno stage alle Twin Towers, uno di 300 stagisti di cui fortunatamente solo in 9 rimasero dispersi quel giorno. L'inrtervista è opera di un mio amcico blogger di LA; i due sono amici da sempre e l'intervista è di 3 anni fà, ma solo oggi Tygerexpress la pubblica " I remember going down those stairs and praying to God that we would all be saved. I mean there was a moment there when I was on the 55th floor, the 50th floor, the 40th floor, when I felt I was never going to get out of there. We knew that the building got hit pretty hard by the cracks in the walls and everything else, so yeah, I prayed, and said ‘Please, it’s not my time. I don’t want to go. There is so much more I have to do.’ As I got out of the tower and I knew I was safe there was still this sense that you know, was there another building that was going to be hit? I remember walking up the streets and thinking that maybe another building was going to be hit by an airplane, and was I safe at that point? Looking back 3 years later I think my faith is stronger. It’s hard not to think about getting a second chance, that it wasn’t my time. I think, gosh, I was on 55, and that plane hit on around 79 or 80, 20+ floors below, I probably wouldn’t be sitting here today. I have a lot to be thankful for. Elena and I are so blessed. I think our faith is so much stronger since that day. ". Ecco l'intervista completa. Dalle parole del ragazzo si capisce la paura e lo sbigottimento; il terrore che prova sia prima che dopo nella sua avventura da incubo; ma la cosa che colpisce di più nell'articolo è quando il Blogger scrive " Il giorno dopo il 9/11 Mio padre, a pranzo, ringraziò Dio che nessuno, in quella famiglia era rimasto vittima dell'attentato ". Tutto normale? Non proprio, visto che la famiglia del Mio amico abita a Los Angeles!! Questo dimostra il 'coinvolgimento emotivo' di un'intera nazione, lo 'stato di terrore' in cui tutti gli americani si trovavano, sentimento che durò mesi, sospinto dai media. A mente fredda non credo che quel padre di famiglia avrebbe fatto la stessa cosa: si sentivano 'colpiti nella Loro stessa famiglia' , anche se a 3.000 km. di distanza.
Tutto questo non và confuso con l'errore madornale dell'amministrazione Bush di invadere l'Iraq e di non lasciare l'Afghanistan subito dopo qualche mese, dopo aver visto che di Bin Laden non ve n'era traccia. L'esercito americano ( e ora anche il Nostro) stanno in quell regione ormai per interessi del tutto al di fuori del 9/11. Se nei 4 o 5 mesi successivi all'attacco ci potevano essere delle ragioni valide per un'ntervento armato, quelle ragioni sono venute a mancare da almeno 6 anni.
Di seguito un'interessante conferenza in italiano in Cui si va anche 'oltre' la cosidetta 'teoria della cospirazione'..

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