31.5.09

INQUINAMENTO ACUSTICO MARINO: SPIAGGIATE ALTRE 55 BALENE


balene arenate
E' di ieri la notizia che in Sud Africa 55 balene si sono 'spiaggiate', mentre un'altro spiaggiamento in massa di balene è avvenuto questa settimana, in Australia, il quinto, in altrettanti mesi, e circa 500 balene di diverse specie sono morte dopo essersi arenate
Le balene, come i delfini, hanno un udito sviluppatissimo, indizio che, unito al fatto che nell'acqua la velocità del suono è di 5 volte superiore che nell'aria, può facilmente portare alla conclusione che questi spiaggiamenti' sono causa diretta dell'inquinamento acustico marino causato dal comportamento umano.
Quando Tv, giornali e siti di news parlano di questi spiaggiamenti finiscono col dire 'non si conoscono i motivi di questi fenomeni', ma in realtà non è esattamente così; i motivi sono evidenti, solo che ancora nessuno si è preso la briga di farne uno studio serio e quindi ufficiale.
Che i motivi di questi spiaggiamenti siano quelli sopra citati sono evidenti al mare: i mammiferi marini, abituati a
comunicare tra loro attraverso segnali impulsivi
chiamati clicks, emessi a frequenze variabili
da 500 Hz a 30 kHz, sono gravemente disturbati
dal frastuono prodotto dalle diverse attività`
antropiche che interessano il loro habitat.
La comunicazione acustica per questi animali
`e di vitale importanza, perche' permette la
trasmissione di informazioni relative a questioni
legate alla nutrizione, all’accoppiamento e alla
segnalazione di potenziali pericoli, ma sonar,
prospezioni sismiche fatte con speciali apparecchiature
chiamate airguns, migliaia di imbarcazioni
in navigazione e il traffico diportistico ( che ora ha lanciato la moda del 'sonar nello yacth') distorcono la percezione dei suoni e causano spiaggiamentio lesioni dell’apparato uditivo, quando non addirittura la sordit`a. Il potenziale di
comunicazione per molti segnali delle balene `e di centinaia di chilometri, perch´e l’acqua non attenua le emissioni acustiche e permette la loro
propagazione a una velocit`a 1500 metri al secondo (quasi cinque volte maggiore che in aria), ma il rumore antropico di fondo riduce di molto questo raggio di azione. Per tale ragione `e necessario raccogliere nuove e maggiori informazioni sul comportamento dei mammiferi marini, per realizzare una coesistenza tra le esigenze apparentemente conflittuali espresse dall’uomo e dagli
animali. In questa direzione si muove la bioacustica,
una scienza che nasce dal connubio tra
fisica e biologia e che ha come oggetto di studio
il modo in cui gli animali attraverso la comunicazione
sonora regolano i loro comportamenti e
la propria distribuzione (e di conseguenza le aree
da cui l’uomo dovrebbe stare alla larga), e le dosi
...tollerabili... di rumore. I mezzi attualmente
a disposizione di questa nuova disciplina sono il
monitoraggio e il cosiddetto tracking acustico,
cio`e un sistema di tracciamento sonoro dei
messaggi emessi dagli esemplari oggetto di studio,
mentre l’intero progetto `e sotto la supervisione
del Centro Interdisciplinare di Bioacustica
e Ricerche Ambientali (CIBRA) dell’Università
di Pavia.
Per saperne di più:, studio dell'ONU sull'inquinamento acustico marino e le sue conseguenze sulla fauna marina

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