"esercito italiano" nato afghanistan taleban
Una bandiera Italiana esposta alle Nostre finestre. è questa la richiesta dei familiari di Giovanni Pezzuolo il maresciallo 45enne morto ieri, crivellato di colpi (15 secondo l'autopsia di oggi) mentre a 60km. da Kabul portava, insieme al suo compagno (soltanto ferito) medicinali e assistenza medica alla popolazione civile. Era già stato presente all'attentato di Nassyria alla caserma MSU (forse portò i primi soccorsi), nonostante questo era molto soddisfatto ed orgoglioso del lavoro che faceva ed era sempre contento quando lo richiamavano per un'altra missione; aiutare la popolazione civili con generi di prima necessità e in particolar modo aiutare i bambini afghani era diventato un piacere. Questo lo sappiamo dalla bocca della giovane figlia 18enne Giusi che ieri ha rilasciato un comunicato di fronte ai tanti giornalisti che aspettavano per redigere un 'pezzo' su come la famiglia avrebbe reagito alla notizia. L'immagine di questa ragazzina potrebbe benissimo essere l'emblema stesso dell'Esercito Italiano. Una ragazzina molto coraggiosa, proprio come il padre, che nel momento del bisogno non ha esitato ad affrontare decine di giornalisti; che sembra abbia dichiarato di voler entrare nell'esercito e che, dopo aver letto il comunicato a firma anche della madre che non ha potuto presenziare, distrutta dal dolore, ha chiesto di "fare ce come faceva papà nel giorno di ricorrenza dell'attentato di Nassyria", cioè di esporre una tricolore alla finestra.
Come mai non si sente più parlare, ormai da molto tempo di afghanistan? Che cosa sta succedendo, in realtà in Afghanistan? Com'è la reale situazione delle Nostre truppe? A queste legittime domande risponde un'accorato appello di Luigi Caligaris, Generale in congedo che intitola "La politica non li lasci soli". pubblicato sull'Unità.
Un pò di storia: come qualcuno saprà l'intervento della Nato in Afghanistan è stato legittimato a suo tempo dall'Onu. Subito dopo l'attacco alle Torri gemelle dell'ormai storico 9-11 la risposta contro Al-Queda e i Talebani che li spalleggiava fu veloce , vincente e risolutore, almeno per quello che riguarda i vertici dell'organizzazione. In pochi mesi i mujaidin di Bin Laden furono rintuzzati nei vecchi bunker dell'esercito russo e lì furono fatti 'target' dei bombardamenti americani che usarono anche armi quasi sperimentali come la famigerata bomba "GBU-28 all’uranio impoverito", capace di penetrare 30 metri di terreno o 6 di cemento armato. Per farla breve appena sei mesi dopo l'11 settembre gli americani e la Nato potevano dire di "avere vinto" contro Al-Qaeda.
Al-Qaeda: l'organizzazione terroristica, da quel momento i vertici si indebolirono moltissimo, ma diventò molto popolare in tutti i paesi musulmani e questo ne aumentò, per assurdo, la pericolosità, infatti ora anche gruppi di sbandati fanno attentati mortali rivendicandoli con la sigla di AlQaeda, magari sperando in una sorta di 'ufficializzazione" e di entrare così, a pieno titolo nell'organizzazione . In quel preciso momento si sarebbero dovuti ritirare, magari lasciando delle piccole pattuglie di 'scelte' per indagare e ritrovare Bin Laden, ma il sentimento di vendetta, insieme ad altri interessi quali la costruzione del nuovo gasdotto che doveva passare per il paese prevalse e l'intervento Nato vide anche gli altri paesi membri, entrare con le truppe in Afghanistan per la solita "missione di pace" con lo scopo di "esportare la democrazia" (slogan che rimarrà tristemente famoso nei libri di storia) anche in Afghanistan. Questo fece sì che i Talebani, che erano al potere e che fino a quel momento erano riusciti, anche se con i loro metodi, e con l'aiuto dell'Onu a riconvertire molte piantagioni di papavero in prodotti ortofrutticoli, divennero il naturale nemico da cacciare. All'inizio fu facile, ma col tempo la religione, le differenze culturali e lo spirito che da sempre contraddistiugue il popolo afghano (sono 3.000 anni che vengono invasi e puntualmente respingono i vari eserciti) prese il sopravvento e da alleati "gli stranieri" diventarono "i nemici". Da qui a tornare a coltivare papavero il passo fu breve. I contadini furono costretti o per forza di cose , o per volere dei Taleban che cercavano prodotti privilegiati da scambiare con armi, o ancora dai vari "signori della guerra" che potremmo benissimo paragonare ai "Principi" dell'Europa prima dell'avvento di Carlo Magno. Tutte queste cose avvennero in una rapida successione, nel frastuono di un silenzio assordante da parte dei grandi mass media, quelli più importanti e seguiti (che però sono di solito legati a doppio filo con i vari governi americani e/o europei) che invece mettevano sempre in rilievo la situazione in Iraq. Ora l'Afghanistan, come si vede dalla cartina è diviso in due zone. "Nella zona sud, dove i talebani sono più numerosi e attivi, combattono canadesi, britannici, olandesi, danesi e americani mentre in quella nord operano francesi, tedeschi, italiani e spagnoli che applicano norme di ingaggio più caute ma che, sia pure in minore misura, vengono attaccati anche loro. Per contenere la crescente attività dei talebani, la Nato e i paesi che già operano a sud rivolgono agli altri pressanti richieste affinché aumentino le loro forze in Afghanistan ma soprattutto ne inviino parte anche a sud". I Nostri, per la verità hanno sicuramente già operato con le Nostre forze speciali nel territorio sud a dar man forte ai Nostri alleati, ma i più devono rispettare le regole d'ingaggio edi certo i vertici dell'esercito non possono fare di testa loro. Qui entra in gioco la politica. C'è bisogno di decisioni rapide ed all'unnimità. E' ora che i cittadini italiani si sveglinoe che i politici inizino ad usare i termini giusti. Come si può parlare di "missioni di pace" in Afghanistan? poi è normale che i parenti delle vittime rimangano sbigottiti dal fatto che i loro cari rimangono uccisi da attentati. perchè se mio figlio portava medicine e viveri è stato ucciso' sono tutti delle bestie laggiù? Così si alimenta l'odio fra i popoli, si nasconde la verità, ma come si dice una bugia tira l'altra e il livello di deresponsabilizzazione è arrivato a livelli di guardia. Noi siamo lì (secondo il mio parere) per uno sbaglio strategico. Un anno dopo le torri gemelle si sarebbe dovuto sbaraccare e tornarsene a casa. Non si può portare la democrazia in un paese che ha un'idea così diversa dalla Nostre di tradizione politica, religiosa, sociale. La
democrazia non può essere un processo che viene dall'alto, ma un bisogno che viene dal basso della società. Ora bisognerebbe prima di tutto esporre i fatti come realmente stanno e aprire un discorso pacato e coerente prima di tutto nel Nostro paese, e poi fra i paesi membri e quindi: o rischiare il tutto per tutto e fare dei veri e una volta cacciati i taleban dall'Afghanistan, con un manovra a 'tenaglia' accerchiali con l'aiuto dell'esercito Pakistano. Questo presuppone a rastrellamenti casa per casa, per ogni metro quadro di deserto, colline e montagne inospitali e senza strade fra il confine afghano-pakistano. Come facilmente si comprende tutto questo non può che preludere ad una sconfitta della Nato, nonostante le migliori armi nonostante il miglior addestramento non potremo mai competere con un popolo che ormai sta vedendo questi stranieri ben vestiti e nutriti come invasori. L'opinione che mi sono fatto è che un paese come l'Afghanistan il consenso può essere conquistato solo con opere di infrastrutture, ospedali, scuole, lavoro. il popolo afghano non voleva essere comandato dai talebani. Gli afghani hanno una visione della religione musulmana molto rilassata, è un popolo con idee molto laiche e progressiste, ma ancora vuole i suoi signorotti, i propri 'comandanti in capo' e poco importa se per avere questo ora debbono allearsi con i taleban, fra i mali si sceglie il minore ed evidentemente i capi, vedendo noi stranieri come una minaccia al proprio potere si stanno, proprio in questo periodo, alleando con i talebani. Purtroppo la situazione sembra molto lontana da una pacifica soluzione.
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